Il nuovo libro – La Bibbia dell’ecologia

Ci siamo!

Dopo 25 anni di lavoro lunedì sarà in tutte le librerie il mio nuovo libro.

Una ricerca che mi ha portato a leggere per ben quattro volte l’Antico Testamento e scoprirne importanti messaggi per un futuro sostenibile.

Mi ci ero avvicinato con un mix di timore reverenziale e sospetto.

Ma contavo sulla voglia di dare contributi nuovi per il nostro futuro.

Spero siate in tanti a leggerlo e a darmi feedback perché è dai feedback che si impara e si migliora!

Sulla pagina dell’editore trovate tutti i dettagli: La Bibbia dell’ecologia

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Natale 2017

Spegnendo la luce, il falegname guarda il bancone e contempla quanto ha intagliato.

Alzando la zappa sulla spalla, il contadino ammira i piselli crescere nel solco.

Riposando le braccia dal telaio, la tessitrice controlla la sua tela.

Sollevando il collo, oltre il sangue, ancora sulle gambe, la madre cerca il suo futuro.

Dovremmo tutti sollevare il collo.

Oltre il sangue.

Cercare il futuro.

Buon Natale

 

Turning off the light, the carpenter looks at the counter and contemplates what he has carved.

Raising the hoe on the shoulder, the farmer admires the peas growing in the furrow.

Resting the arms from the frame, the weaver checks her canvas.

Relieving the neck, over the blood, still on the legs, the mother looks forward to her future.

We should all raise the neck.

Beyond the blood.

Looking for the future.

Merry Christmas

 

En éteignant la lumière, le menuisier regarde le comptoir et contemple ce qu’il a sculpté.

Élevant la houe sur l’épaule, le fermier admire les petits pois qui poussent dans le sillon.

Reposant les bras du cadre, la tisserande vérifie sa toile.

Enlevant le cou, sur le sang, encore sur les jambes, la mère cherche son futur.

Nous devrions tous élever le cou.

Au-delà du sang.

À la recherche du futur.

Joyeux Noël

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Il cammino verso la felicità

[mio intervento all’assemblea di istituto – 1000 ragazzi – del Liceo di Scienze Umane di Alba il 6 e 11 dicembre]
Mi è stato chiesto di parlarvi della felicità.
Forse perché sorrido sempre, forse perché quando in televisione parlo delle tematiche ambientali e della necessità di agire in fretta il commento più frequente è: “ma come fa a parlare di rifiuti e inquinamento essendo ottimista?”
Ora, io non so se si può raggiungere la felicità, ma voglio provare a dirvi tre cose, a darvi tre ingredienti per provare almeno ad avvicinarla la felicità.
Prima di tutto voglio dirvi: pensate a voi stessi.
Ci raccontano sempre più spesso che dobbiamo ragionare come comunità, non usare l’io, ma il noi, che, se possiamo cambiare davvero le cose, non possiamo che farlo insieme, che dobbiamo fare squadra.
Sono cose vere intendiamoci, ma diffidate da chi vi obbliga a ragionare così.
Per fare squadra, per salvarsi insieme occorre prima di tutto essere consapevoli del proprio io.
Se vuoi che qualcuno sia felice vicino a te devi esserlo prima di tutto tu.
Se vuoi che il tuo compagno la tua compagna stia bene devi stare bene innanzitutto tu.
Un economista francese Jacques Attali ha usato in uno dei suoi ultimi libri un’espressione che mi è piaciuta molto: se vogliamo lavorare per un futuro migliore dobbiamo comportarci “egoisti altruisti”.
Ho studiato e cercato di capire cosa volesse dire ed ho tradotto questa sua espressione con altri due esempi.
Il primo mi viene dal catechismo.
Uno dei passaggi più famosi del Vangelo, che tutti abbiamo sentito letto ascoltato almeno una volta è quando Gesù dice: ama il prossimo come te stesso.
Ci hanno sempre commentato la prima parte della frase, dicendoci che dobbiamo essere bravi con gli altri, pensare ai più bisognosi, ai meno fortunati. Ma ci hanno detto sempre troppo poco sulla seconda parte: “come te stesso”.
Dobbiamo amare prima di tutto noi stessi, per riuscire ad amare al meglio gli altri.
Se non amo me stesso, sarà impossibile amare gli altri.
Il secondo esempio è più pratico.
Per lavoro spesso devo prendere un aereo. Cerco di limitarne al massimo l’utilizzo perché è molto inquinante, ma quando devo andare lontano sono costretto a imbarcarmi.
Credo che molti di voi siano saliti su un aereo e chi ancora non lo ha fatto ha certamente visto film o telefilm con scene girate sull’aereo.
In ogni caso pensate alle hostess e agli steward che vi raccontano le istruzioni di sicurezza per il volo.
Ad un certo punto vi dicono che se mai dovesse succedere un imprevisto, so che state facendo segni scaramantici, alcuni dei quali non si possono raccontare, va beh! Devono fare il loro lavoro e cercano di farlo al meglio! Comunque vi dicono che se la cabina si dovesse depressurizzare scenderebbero delle maschere per l’ossigeno.
Chi fornisce le istruzioni si raccomanda che la indossiate prima voi e poi aiutiate chi è in difficoltà ad indossarla.
Questo perché solo se state bene voi potete aiutare gli altri.
Questo è, secondo me, il primo ingrediente per provare ad imboccare il cammino verso la felicità.
La seconda cosa che voglio dirvi è: non accontentatevi mai!
Spesso nel gioco dei sinonimi confondiamo l’essere felici con l’essere contenti.
Voi, a differenza mia che ho fatto la scuola enologica, studiate latino.
Allora sapete che “contento” deriva da contenere, che se da un lato vuol dire essere appagati, soddisfatti, dall’altra significa limitare.
Allora non accontentatevi mai.
Non nell’avere, perché i beni sono effimeri, ma nell’essere.
Cercate sempre nuove emozioni, nuovi amici, nuove mete.
Non fermate mai la voglia di scoprire cose nuove, luoghi e posti nuovi.
Leggete, scrivete, intessete relazioni.
Oggi con i social per certi versi è anche più facile, ma andate in profondità.
Non svalutate le cose.
Ad esempio con i social corriamo il rischio di svalutare perfino gli aforismi.
Leggiamo una frase veloce e con un clic la condividiamo.
Ma così facendo in realtà non cogliamo nemmeno il significato vero.
Una storia che si legge spesso sui social è quella dei due amici che si incontrano; uno ha una mela e anche l’altro ha una mela; i due amici si scambiano la mela e se ne vanno con una mela ciascuno, a volte nella realtà accade anche che uno se ne vada con due e l’altro resti senza, ecco questo è avere!
Se invece uno dei due ha un’idea e l’altro anche ha un’idea, e se la scambiano, tutte e due se ne andranno con sue idee: questo è essere!
La differenza è che, nel secondo caso, è molto più probabile che entrambe siano felici.
Quindi per me il secondo ingrediente per cercare la via della felicità è non accontentarsi mai.
Mi è stato chiesto di venire a raccontarvi la mia idea di felicità dopo l’uscita dell’ultimo film a cui ho partecipato: Immondezza – la bellezza salverà il mondo per la regia di Mimmo Calopresti.
Forse perché le persone alle quali ho raccontato il film sono state colpite dal fatto che sembravo felice.
C’è qualcosa di più.
Cosi vi racconto il terzo ingrediente.
Quattro anni fa l’allora commissario europeo all’ambiente Janez Potocnik chiese ai colleghi dell’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale di coordinare per tutta Europa la giornata contro l’abbandono dei rifiuti, l’European Clean Up Day.
Con il Ministro Italiano all’Ambiente per promuovere l’iniziativa organizzammo un evento in collaborazione con le Ferrovie dello Stato, pulendo attorno alla stazione di Bologna Centrale, animando la rete FrecciaRossa con alcuni gruppi di bambini, e pulendo attorno alla stazione Termini di Roma.
L’evento andò bene, ma non ebbe l’eco che avremmo voluto.
Ero dunque alla ricerca di un’idea.
Volevo, come avrebbe detto Steve Jobs, unire tre puntini.
Volevo comunicare che purtroppo buttiamo troppi rifiuti a terra, non solo nelle nostre città, ma anche nei più sperduti sentieri di montagna, nei boschi, in campagna.
Volevo raccontare l’enorme quantità di rifiuti che galleggiano o che sono affondati nei nostri mari, tra i 5 e i 10 milioni di tonnellate solo di plastica all’anno finiscono nei corpi idrici.
Volevo evidenziare un dato che pochi conoscono, ovvero che 3 rifiuti su 4 presenti in mare, cioè il 75% arriva dall’entroterra.
Land based dicono gli inglesi.
In pratica cosa noi buttiamo per terra qui ad Alba, a Torino, a Milano, a Berlino o Parigi prima o dopo finisce in mare, portato dalle piogge dai torrenti dai fiumi.
Pensavo a come raccontare con efficacia queste tre cose, quando un giorno incontro un mio amico che corre in montagna, Oliviero si chiama il mio amico.
Quel giorno Oliviero mi racconta che, in un momento complicato della sua vita, per passare vacanze alternative, aveva corso da Aosta a Ventimiglia attraverso le montagne.
Appena me lo ha detto ho pensato: Aosta è per tutti la montagna, Ventimiglia è al mare.
La corsa è quella che fa il rifiuto che noi buttiamo. Sui sentieri che si attraversano si possono raccogliere i rifiuti.
allenami e lo rifacciamo insieme! Gli dissi.
Così tre anni fa, nel 2015, io che non avevo mai corso in vita mia, mi sono ritrovato a fare 400 km con 20mila metri di salita in 8 giorni!
Ho vomitato, è venuta la croce rossa e i medici a rianimarmi, i fisioterapisti a cercare di rimettermi in quadro, zoppicando sono però arrivato fino in fondo.
La corsa ha funzionato!
L’abbiamo chiamata KeepCleanAndRun – Pulisciecorri.
L’anno dopo, nel 2016, siamo andati da San Benedetto del Tronto a Roma, dal mar Adriatico al mar Tirreno.
E quest’anno dal Vesuvio all’Etna.
Le prime due corse le ho raccontate in altrettanti libri, quella di quest’anno è diventata un film.
15 milioni di italiani sono in qualche modo venuti in contatto con la corsa e con il messaggio.
Il tutto ha funzionato a tal punto che gli organizzatori di grandi corse in montagna mi hanno chiamato come testimonial.
Io che a stento arrivavo al fondo, mi trovavo con campioni d’Europa o del mondo al fianco.
È stato quando la Regione Val D’Aosta mi ha chiesto di partecipare come testimonial ambientale dell’ultra trail più duro del mondo, 340 km e 28mila metri di salita da percorrere in massimo 150 ore, che ho cercato un allenatore.
È così che ho chiesto ad una persona che conoscete bene perché è un vostro professore, Roberto Menicucci, di allenarmi.
Ho imparato tanto dalla corsa.
Ho imparato che per arrivare in fondo ci vuole passione.
Passione, altra cosa che abbiamo imparato dal catechismo, significa sofferenza.
Per arrivare in fondo bisogna soffrire.
Così quando parto per una gara so che soffrirò, se la gara è di più giorni, come quelle che preferisco, so che avrò delle crisi, anche più di una al giorno, crisi di fame, di vomito, di sonno, di scoraggiamento, di male alle gambe, e poi ancora e ancora.
Ma so che le crisi arrivano per essere superate e permettermi di arrivare alla fine.
Ecco il terzo ingrediente: per camminare verso la felicità bisogna soffrire, affrontare le crisi.
Se soffrite con il vostro compagno o la vostra compagna è perché vi state confrontando, se siete in crisi con qualcuno è perché c’è relazione vera.
Questo ho provato a dirvi sulla felicità: amate voi stessi, non accontentatevi e mettete passione.
Buona vita.
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#KeepCleanAndRun 2017 – #Pulisciecorri 2017 – #kcr17 – la testa dalla parte giusta

COMUNICATO STAMPA

Alba 9 aprile – “la testa dalla parte giusta – la fatica giusta”

Sono appena rientrato dai 350 km che ho percorso dal Vesuvio all’Etna.

7 tappe in sette giorni. Ho incontrato più di 1.500 ragazzi delle scuole, oltre 20 amministrazioni, tante associazioni e molti amici:

dal vicesindaco di Napoli Raffaele Del Giudice che mi ha dato il via alla sottosegretaria Barbara Degani che mi ha accompagnato nel primo chilometro; dal sindaco di Pollica Stefano Pisani con il quale abbiamo ricordato Angelo Vassallo, al direttore del Parco della Sila, dal sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà che si sta impegnando per la sua città in memoria del padre alla presidentessa del Parco dell’Etna.

i corunner che mi hanno accompagnato da Oliviero Alotto (caduto a pochi chilometri dalla fine sulla pietra lavica dell’Etna) al mio coach Roberto Menicucci, da Simona Corna a Katia Figini a sottolineare come le donne sono più resilienti degli uomini, alle numerose associazioni sportive di Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.

le associazioni che quotidianamente si impegnano, nel silenzio, per la tutela del territorio, da Legambiente a Rifiuti Zero Reggio Calabria alle “Mamme in Comune” di Paternò.

Solo qualche nome ed esempio a ricordare tutti.

Ho raccolto 206 kg di materiale disperso lungo sentieri e strade, ne ho fotografati molti, facendo vedere le immagini agli amministratori che ho incontrato.

Sono stati raccolti 15.210 kg di rifiuti nelle oltre 30 azioni di pulizia che hanno accompagnato la corsa.

Corsa resa possibile dai tecnici di ERICA e dagli sponsor.

Come sempre accade in un’esperienza qualcosa si dà tanto si riceve.

Finisco questa esperienza con gli occhi lucidi di don Pino de Masi, con le parole accorate di Mimmo Lucano, con i volti dei ragazzi che chiedono di accompagnare la loro voglia di riscatto.

Torno a casa con la consapevolezza che occorre scuotersi dalle lenzuola e andare a correre anche se non si ha voglia, guardare e vedere i rifiuti a terra e chinare la schiena per raccoglierli, affrontare chi chiede il pizzo e denunciarlo.

Keep Clean And Run mi ha insegnato a girare la testa dalla parte giusta, superare l’indifferenza, fare la fatica giusta.

Per info e immagini scrivere a roberto.cavallo@cooperica.it

PS: il regista Mimmo Calopresti e la sua squadra da domani incomincerà il montaggio del documentario. Per chi volesse può ancora sostenerne la realizzazione con quote dal basso: https://www.produzionidalbasso.com/project/keep-clean-and-run-2017-il-dvd-regia-di-mimmo-calopresti/

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Natale 2016

Bue
Perché stai in piedi?
Asino
Perché così ho un altro punto di vista
Bue
E cosa vedi?
Asino
Una stella in più.

Christmas 2016
Ox
Why are you standing?
Donkey
Because then I have another point of view
Ox
And what do you see?
Donkey
One more star.

Noel 2016
Bœuf
Pourquoi es-tu debout?
Ane
Parce que je veux avoir un autre point de vue
Bœuf
Et que vois-tu?
Ane
Une étoile de plus.

Auguri Roberto Cavallo

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ScalaMercalli – Economia Circolare

Sospendo momentaneamente la pubblicazione della traduzione del libro Riconciliatevi, al quale tornerò presto, per fare spazio all’emozione.

L’emozione di essere in RAI con una rubrica tutta mia.

Ho lavorato per 8 mesi con persone straordinarie come Luca Mercalli, Anna Maria Catricalà, Ginevra De Grassi che mi hanno riempito di consigli, con il supporto fantastico dei miei collaboratori di ERICA soc. coop., senza i quali non avrei potuto dedicarmici così a fondo.

Sabato 27 febbraio è andata in onda la prima puntata e gli ascolti, almeno in parte ci hanno premiato: ScalaMercalli è stato il 3° programma più seguito con 1.150.000 spettatori, certo Ballando con le stelle e C’è posta per te sono lontani (rispettivamente 5 e 6 milioni), ma io continuo a diffondere sperando di arrivare a #3milionixscalamercalli

Chi avesse perso la prima puntata la può rivedere qui: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8cce8541-8748-43eb-9755-343b4cf28e82.html

Chi volesse vedere solo la mia rubrica, la Regione Campania l’ha pubblicata sul proprio profilo Facebook: 1232205226809067

Vi aspetto sabato 5 marzo: parlerò di metalli (acciaio e alluminio): sono certo che ancora una volta vi stupiremo!

Se ognuno di quelli che ha visto la prima puntata invita anche solo 2 amici a fare altrettanto saremo #3milionixscalamercalli

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Riconciliatevi! [7 – continua]

(trad. R. Cavallo)

Miei amici, miei fratelli.

Noi siamo i recipienti pieni di una storia di cui ignoriamo quasi tutto. Quattordici secoli fa l’incontro tra l’islam nascente e il giudaismo, il primo dei monoteismi, incomincia con un malinteso.

Il profeta Maometto ha sempre sentito parlare degli ebrei. Ne ha anche conosciuto qualcuno nel corso dei viaggi in Siria e in Palestina con le carovane di sua moglie Khadijah. E al mercato annuale di La Mecca.

Quattordici tribù ebree vivevano allora nella penisola araba. Si attribuisce loro l’introduzione nella regione dell’agricoltura, dell’irrigazione, della coltivazione dei datteri e della vigna, della raccolta del miele, della tessitura delle stoffe, del lavoro di oreficeria e della metallurgia. Maometto si sentiva molto vicino a loro. E quando è stato perseguitato dai politeisti a La Mecca, sua città natale, è a loro che ha chiesto protezione.

Conoscete le Scritture? E’ Maometto che parla: “Discutete con la gente del Libro nel modo più cortese. – Tranne con coloro tra essi che sono ingiusti”.

Dite “noi crediamo a colui che è disceso verso di noi e a colui che è disceso verso di voi. Il nostro Dio che è il vostro Dio è unico e noi gli siamo sottomessi” (XXIX, 45-46).

Essendo scappato per miracolo a un complotto nel 622, Maometto si rifugiò con i suoi adepti a Yatrib, futura Medina. Città abitata in maggioranza da ebrei. Là si fermò davanti alla casa di uno di loro, il rabbino Ubadia Ben Shalom, della tribù dei Banu Qaynuqa, che diventerà più tardi Abdullah ibn Salam. Ed è con il suo aiuto che Maometto redigerà un testo che chiamiamo “Costituzione di Medina”, conosciuta con il nome di Sahifa. Questo patto definisce le relazioni tra gli immigrati musulmani de La Mecca, le comunità arabe tribali di Yatrib e gli ebrei che, insieme, formano una sola nazione, Oumma, i cui membri si devono aiuto e solidarietà, pur professando religioni diverse: “gli ebrei hanno la loro religione e i musulmani la loro”.

Sapete che il Profeta, persuaso che gli ebrei lo avrebbero seguito, riconoscendo così la continuità tra i loro profeti e il messaggero dell’islam, fece di tutto per sedurli? Egli introdusse tra i mori musulmani la circoncisione, le regole alimentari (Casherut, halal), il digiuno annuale del Kippur (Ashura), il giorno di riposo il sabato (shabbat)  e l’orientamento della preghiera (qibla) verso Gerusalemme.

Gli ebrei, loro, hanno visto di buon occhio l’arrivo di Maometto. Erano persuasi che la prossimità delle loro rispettive fedi avrebbe incitato i partigiani dell’islam a raggiungere l’ebraismo, rinforzando così la loro presenza in Arabia. Il profeta non diceva forse: “Oh, gente del Libro! Voi non vi appoggerete su nulla di solido fintanto che non osserverete la Torah e i Vangeli” (V, 68)?

Il malinteso durò fino al 624, data della battaglia di Badr. Dopo la sua vittoria sugli abitanti di La Mecca, Maometto accusò gli Ebrei  di aver fatto comunella con gli idolatri e attaccò allo stesso tempo più tribù ebree. Sull’onda degli eventi, decise di rimpiazzare Gerusalemme con La Mecca per l’orientamento della preghiera, istituti il digiuno del ramadan al posto del Kippur e anticipò al venerdì il giorno di shabbat.

Questo lungo fidanzamento tra ebrei e musulmani non è dunque stato coronato con un matrimonio. Peggio, la diffidenza reciproca suscitò dispute e conflitti, spesso armati.

Dopo la sua vittoria sugli ebrei di Medina, Maometto decise di “spedire” la tribù più pacifica, quella di Banu Qaynuqa, in Giudea. Maometto sionista? Fervente ammiratore di Mosé, “Mûsâ”, che lui considerava come suo fratello, e fedele messaggero di Dio, Maometto sembrò mettere un punto d’onore nel rispettare la promessa fatta da Allah a Mosé di dare questa terra promessa al popolo ebraico.

[…]

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