Diversità

Ho festeggiato il mio 50mo compleanno invitando chi in questi anni ha ricoperto un ruolo importante nella mia vita. Qualcuno ha potuto partecipare. Con loro ho condiviso una “festa diversa”, così l’ho chiamata.

Ho invitato 4 amici a interpretare la diversità dal loro punto di vista:

  • un fotografo: Massimo Arcaro
  • un musicista: Filippo Cosentino
  • un guardaparco: Luca Giunti
  • un sacerdote: don Carlo Pertusati

Ho condiviso la loro testimonianza con chi è riuscito ad essere con me.

Perché credo che se un futuro potremo avere non potrà che passare attraverso l’economia della condivisione.

Questo il testo che ho scritto e letto alla fine della festa:

Fin da quando ero piccolo mi piaceva percorre strade diverse.

L’ho scritto nel mio primo romanzo: anche quando dovevo arrivare alla stessa meta cercavo di cambiare via.

Ricordo che per andare alla scuola elementare a volte passavo per il corso e respiravo gli scarichi delle auto, che, chissà perché mi piaceva pure quell’odore.

Altre volte passavo per i campi, quelli che adesso non ci sono più e sono una serie di condomini e case e supermercato e campo da calcio in erba sintetica.

Perché poi i campi, quelli naturali intendo, loro, sono sempre diversi, perché una volta c’è il fango dopo la pioggia, una volta c’è un fiore che il giorno prima non era ancora fiorito, una volta c’è la terra smossa da una talpa, l’altra volta ancora un escremento di qualche animale e io che spesso guardo per terra ci vedo sempre qualcosa di diverso.

Poi mio nonno ha incominciato a farmi scoprire che può essere diverso un qualcosa apparentemente uguale. Era quella storia che ho raccontato in un altro mio scritto: “a r’é ‘na stòria bela ca fà piasì contera, veu-ti ch’et ra conta?”

E lì, oltre a imparare la perseveranza, ho incominciato ad intuire che con una stessa frase, sempre uguale, in realtà potevi andare avanti per ore a giocare con ciò che sembrava uguale, ma che in realtà era sempre diverso.

La diversità l’ho studiata.

Con gli insetti: un individuo della stessa specie eppure con sfumature di colori diversi, dalla livrea delle elitre di un coleottero, alle squame di una farfalla.

Con i fiori: decine e decine di specie diverse di orchidee spontanee in un fazzoletto di terra come sono le Langhe.

Diversa l’inclinazione, diversa l’esposizione, diversi i venti, diverso il clima; e gli animali si spostano e le piante si adattano.

Perché la diversità è garanzia di sopravvivenza.

Il DNA si mescola, la generazione successiva è sempre diversa dalla precedente ed è così che la vita ha imparato a sopravvivere a sé stessa, sulla terra.

Non c’è un meglio o un peggio c’è un diverso che è il passaporto per il successo.

Lo ha scritto Beppe Fenoglio, che si sentiva diverso; “non mi sento né migliore né peggiore”, scriveva.

Ma noi uomini abbiamo un rapporto strano con la diversità: cerchiamo luoghi esotici da visitare in vacanza, perché sono diversi dal nostro quotidiano; poi, in quegli stessi luoghi, cerchiamo persone che parlino la nostra lingua o ristoranti che servano ciò che mangiamo tutti i giorni a casa. Rientrati nelle nostre città cerchiamo i ristoranti che servono cibo dei luoghi dove siamo stati in vacanza, e ci fanno paura le persone che da quei luoghi sono scappate alla ricerca di qualcosa di meglio.

Già! Perché in fondo la diversità ci fa paura.

Arriviamo a farcela piacere, la diversità, ma a piccole piccolissime dosi.

La diversità definisce i suoi confini quando il cervello sinistro, quello razionale, prende il sopravvento su quello destro e tutto diventa parametrato, e incominciamo a prendere le misure, a stabilire quel confine bastardo tra ciò che è normale e cosa no.

E perdiamo quella spontaneità, priva di giudizio, che abbiamo da piccoli, quando i due cervelli convivono in pace.

Quella diversità che ci fa chiedere ingenuamente a nostra madre, di fronte ad una persona molto alta: “mamma perché quello lì è così grande?” o di fronte ad un nano “perché quello lì è così basso?” o di fronte a un portatore di handicap o a un individuo con la sindrome di Down o a qualunque altra diversità “mamma come mai quello lì è così?” e noi, diventati adulti, non sappiamo cosa rispondere, ci imbarazziamo, arrossiamo, perché ci siamo costruiti un sistema di riferimento che non prevede la diversità.

Quando ero ragazzino mi regalarono un gioco di magia. C’era qualche trucco facile da fare. Ricordo che c’erano due mezzelune colorate, mi pare fossero una verde e l’altra rossa. Se le mettevo una sopra l’altra erano identiche. Poi spostavo una delle due di lato e “magicamente” una delle due sembrava più grande dell’altra.

Ecco, forse, per capire davvero la diversità dovremmo allenarci a cambiare punto di vista.

Tutto sarebbe così diverso da apparirci uguale.

 

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I miei auguri di Natale 2019

Natale 2019 – Stella

Una stella

Indica il cammino

Lo illumina

Almeno un po’

Il giorno vince

La stella scompare

Il cammino continua

Forte e sicuro della direzione data

Il tempo vince

La direzione scompare

Poi torna la stella

 

Noel 2019 – Etoile

Une étoile

Indique le chemin

Il l’éclaire

Au moins un peu

Le jour gagne

L’étoile disparaît

Le voyage continue

Fort et confiant dans la direction donnée

Le temps gagne

La direction disparaît

Puis l’étoile revient

 

Christmas 2019 – Star

A star

Indicates the path

Illuminates it

A little bit

The day wins

The star disappears

The journey continues

Strong and confident on the right direction

The time wins

The direction disappears

Then the star returns

 

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I miei auguri di Pasqua 2019

La ricchezza del Vuoto

 

Vuoto il primo banco

vicino alla finestra

Vuota la barca

riversa su un fianco

Vuoto il garage

nel fine settimana

Vuota la cesta

alla fine del mercato

Vuoto il bicchiere

della vecchia osteria

Vuota la bottiglietta

abbandonata sulla strada

Vuoto il bidone

della spazzatura.

 

Vuoto il sepolcro.

 

Auguri

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#FridayForFuture – il mio intervento

Prima di tutto vorrei chiedervi, chiedere a tutti voi, SCUSA.

Scusa per quanto non ho fatto, non ho detto.

Scusa per quando avrei potuto fare qualcosa e mi sono girato dall’altra parte.

Eppure quando avevo la vostra età la Terra non stava tanto meglio e le avvisaglie di cosa l’uomo stesse facendo c’erano tutte e si facevano sentire già da molti anni.

Erano gli anni in cui il tutto il mondo si parlava di piogge acide, di buco dell’ozono, di inquinamento dei fiumi e dell’aria.

Grandi cantautori italiani cantavano i disastri causati dall’uomo: Lucio Dalla incideva Anidride Solforosa e Pierangelo Bertoli cantava:

“L’acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi

la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi

uccelli che volano a stento, malati di morte…”

E io, e noi siamo rimasti SORDI.

Prendevamo la chitarra tra le mani, cantavamo le canzoni, ma non abbiamo fatto niente.

Anzi quelli che cantavano “la storia di uno nato per caso in via Gluck” e quasi urlavano che “la dove c’era l’erba ora c’è una città” sono quelli che vi hanno riempito di cemento.

Sono qui a chiedervi scusa perché le 412 ppm di CO2 che ci sono proprio oggi nell’atmosfera non le avete prodotte voi, ma la mia generazione e quelle precedenti.

Solo quest’anno, in questi primi 74 giorni dell’anno, per ben 13 volte il CO2 è stato maggiore del valore più alto registrato lo scorso anno, in 3 giorni si sono superate le 414 ppm.

Questo vuol dire che la Terra ha la febbre, febbre molto alta, che porterà all’aumento, del livello dei mari, entro il 2100, tra 53 e 92 centimetri, che significa che intere parti oggi abitate, anche in Italia, saranno sommerse, come Venezia, Oristano o Cagliari.

Febbre che porterà ondate di calore sempre più frequenti, alle quali non siamo abituati e i più deboli, come i vostri nonni, rischiano di morire, come è già successo nel 2003, quando molti di voi, in questa piazza, nascevano, o erano nati da poco e in Europa morivano più di 50.000 persone a causa del caldo.

Se fa caldo non accendete i condizionatori, piantate alberi!

Questa febbre asciuga i nostri fiumi che ci danno da bere: sta accadendo proprio in questi giorni.

Molti si lamentano di non poter andare a sciare, ma molti di più nel mondo muoiono di sete. Il Po è 2,44 metri sotto i livello medio, pensate che ad agosto 2017 in piena siccità era a meno 3 e il lago di Bracciano, quello che dà da bere a Roma è quasi un metro e mezzo (145 cm) sotto il livello di guardia e si sta per bloccare l’emungimento.

Allora non mi resta che ringraziarvi.

Perché a differenza mia, voi non siete rimasti sordi, ma avete ascoltato il grido di una vostra coetanea.

Non fatene un’icona, altrimenti sarà solo l’ennesimo fenomeno social.

Prendetevi la vostra parte. Ognuno di voi cerchi il suo spazio e si prenda i suoi minuti di celebrità.

Non fate come noi che rischiamo di vivere come comparse di un film senza copione, siate protagonisti della vostra vita e di quella delle persone che amate, senza cadere nell’inganno di voler cambiare il mondo da soli.

Portate la vostra goccia con orgoglio, perché non ci sono piccoli gesti se saremo 60 milioni a farli, e fatela portare ai vostri genitori e agli amici dei vostri genitori.

Quindi GRAZIE per aiutare a svegliarci dal torpore nel quale stiamo vivendo e a camminare verso un futuro desiderabile da vivere tutti insieme.

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Incontri di approfondimento con “La Bibbia dell’ecologia”

Nella mia città: Alba.

Un capitolo per quartiere.

Vi aspetto, per confrontarci e arricchirmi 😉

locandinaalbawb

Per prenotare una copia a prezzo scontato con dedica scrivete a maurizio.bongioanni@envi.info

Gli incassi andranno tutti a sostenere le attività dell’Associazione AICA.

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Natale 2018

Nel posto sbagliato

O nel periodo sbagliato

Nascere

per scappare

A dorso di mulo

O su un barcone

Arrivare dall’altra parte

Al sicuro

Dove un potente

Non vuole

Che tu pianga

Da ciò che fuggi

Che tu sottragga il calore

Di animali senza padrone

Che tu attragga simpatie

Di pastori senza regione

Nel posto sbagliato

O nel periodo sbagliato

Nascere

Per respirare

L’aria del deserto

Che ti vuole veder crescere.

 

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Il nuovo libro – La Bibbia dell’ecologia

Ci siamo!

Dopo 25 anni di lavoro lunedì sarà in tutte le librerie il mio nuovo libro.

Una ricerca che mi ha portato a leggere per ben quattro volte l’Antico Testamento e scoprirne importanti messaggi per un futuro sostenibile.

Mi ci ero avvicinato con un mix di timore reverenziale e sospetto.

Ma contavo sulla voglia di dare contributi nuovi per il nostro futuro.

Spero siate in tanti a leggerlo e a darmi feedback perché è dai feedback che si impara e si migliora!

Sulla pagina dell’editore trovate tutti i dettagli: La Bibbia dell’ecologia

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