ScalaMercalli – Economia Circolare

Sospendo momentaneamente la pubblicazione della traduzione del libro Riconciliatevi, al quale tornerò presto, per fare spazio all’emozione.

L’emozione di essere in RAI con una rubrica tutta mia.

Ho lavorato per 8 mesi con persone straordinarie come Luca Mercalli, Anna Maria Catricalà, Ginevra De Grassi che mi hanno riempito di consigli, con il supporto fantastico dei miei collaboratori di ERICA soc. coop., senza i quali non avrei potuto dedicarmici così a fondo.

Sabato 27 febbraio è andata in onda la prima puntata e gli ascolti, almeno in parte ci hanno premiato: ScalaMercalli è stato il 3° programma più seguito con 1.150.000 spettatori, certo Ballando con le stelle e C’è posta per te sono lontani (rispettivamente 5 e 6 milioni), ma io continuo a diffondere sperando di arrivare a #3milionixscalamercalli

Chi avesse perso la prima puntata la può rivedere qui: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8cce8541-8748-43eb-9755-343b4cf28e82.html

Chi volesse vedere solo la mia rubrica, la Regione Campania l’ha pubblicata sul proprio profilo Facebook: 1232205226809067

Vi aspetto sabato 5 marzo: parlerò di metalli (acciaio e alluminio): sono certo che ancora una volta vi stupiremo!

Se ognuno di quelli che ha visto la prima puntata invita anche solo 2 amici a fare altrettanto saremo #3milionixscalamercalli

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Riconciliatevi! [7 – continua]

(trad. R. Cavallo)

Miei amici, miei fratelli.

Noi siamo i recipienti pieni di una storia di cui ignoriamo quasi tutto. Quattordici secoli fa l’incontro tra l’islam nascente e il giudaismo, il primo dei monoteismi, incomincia con un malinteso.

Il profeta Maometto ha sempre sentito parlare degli ebrei. Ne ha anche conosciuto qualcuno nel corso dei viaggi in Siria e in Palestina con le carovane di sua moglie Khadijah. E al mercato annuale di La Mecca.

Quattordici tribù ebree vivevano allora nella penisola araba. Si attribuisce loro l’introduzione nella regione dell’agricoltura, dell’irrigazione, della coltivazione dei datteri e della vigna, della raccolta del miele, della tessitura delle stoffe, del lavoro di oreficeria e della metallurgia. Maometto si sentiva molto vicino a loro. E quando è stato perseguitato dai politeisti a La Mecca, sua città natale, è a loro che ha chiesto protezione.

Conoscete le Scritture? E’ Maometto che parla: “Discutete con la gente del Libro nel modo più cortese. – Tranne con coloro tra essi che sono ingiusti”.

Dite “noi crediamo a colui che è disceso verso di noi e a colui che è disceso verso di voi. Il nostro Dio che è il vostro Dio è unico e noi gli siamo sottomessi” (XXIX, 45-46).

Essendo scappato per miracolo a un complotto nel 622, Maometto si rifugiò con i suoi adepti a Yatrib, futura Medina. Città abitata in maggioranza da ebrei. Là si fermò davanti alla casa di uno di loro, il rabbino Ubadia Ben Shalom, della tribù dei Banu Qaynuqa, che diventerà più tardi Abdullah ibn Salam. Ed è con il suo aiuto che Maometto redigerà un testo che chiamiamo “Costituzione di Medina”, conosciuta con il nome di Sahifa. Questo patto definisce le relazioni tra gli immigrati musulmani de La Mecca, le comunità arabe tribali di Yatrib e gli ebrei che, insieme, formano una sola nazione, Oumma, i cui membri si devono aiuto e solidarietà, pur professando religioni diverse: “gli ebrei hanno la loro religione e i musulmani la loro”.

Sapete che il Profeta, persuaso che gli ebrei lo avrebbero seguito, riconoscendo così la continuità tra i loro profeti e il messaggero dell’islam, fece di tutto per sedurli? Egli introdusse tra i mori musulmani la circoncisione, le regole alimentari (Casherut, halal), il digiuno annuale del Kippur (Ashura), il giorno di riposo il sabato (shabbat)  e l’orientamento della preghiera (qibla) verso Gerusalemme.

Gli ebrei, loro, hanno visto di buon occhio l’arrivo di Maometto. Erano persuasi che la prossimità delle loro rispettive fedi avrebbe incitato i partigiani dell’islam a raggiungere l’ebraismo, rinforzando così la loro presenza in Arabia. Il profeta non diceva forse: “Oh, gente del Libro! Voi non vi appoggerete su nulla di solido fintanto che non osserverete la Torah e i Vangeli” (V, 68)?

Il malinteso durò fino al 624, data della battaglia di Badr. Dopo la sua vittoria sugli abitanti di La Mecca, Maometto accusò gli Ebrei  di aver fatto comunella con gli idolatri e attaccò allo stesso tempo più tribù ebree. Sull’onda degli eventi, decise di rimpiazzare Gerusalemme con La Mecca per l’orientamento della preghiera, istituti il digiuno del ramadan al posto del Kippur e anticipò al venerdì il giorno di shabbat.

Questo lungo fidanzamento tra ebrei e musulmani non è dunque stato coronato con un matrimonio. Peggio, la diffidenza reciproca suscitò dispute e conflitti, spesso armati.

Dopo la sua vittoria sugli ebrei di Medina, Maometto decise di “spedire” la tribù più pacifica, quella di Banu Qaynuqa, in Giudea. Maometto sionista? Fervente ammiratore di Mosé, “Mûsâ”, che lui considerava come suo fratello, e fedele messaggero di Dio, Maometto sembrò mettere un punto d’onore nel rispettare la promessa fatta da Allah a Mosé di dare questa terra promessa al popolo ebraico.

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Riconciliatevi! [6 – continua]

(trad. R. Cavallo)

Dite.

A forza di parlare del razzismo e dell’antisemitismo che, come l’erba infestante, ricrescono costantemente malgrado la vigilanza del giardiniere, noi rischiamo, voi ed io, di passare a fianco di un nuovo pericolo: il nazionalismo.

Non avete notato, miei amici, miei fratelli, questa tendenza, benvista e perfino applaudita, alla denuncia di tutti coloro che per la loro differenza, rischierebbero di mettere in pericolo i nostri valori nazionali?

Avete letto Zemmour? (giornalista autore francese conservatore contro la femminilizzazione, l’immigrazione, il multiculturalismo e la globalizzazione della società NdT). Difendiamo la nostra lingua, la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra storia, anche se non è sempre conforme alla morale, ma è la nostra, dice questo nuovo crociato. Ora, la nostra cultura non è minimamente minacciata. E’ con la nostra lingua che i figli dell’immigrazione fanno ridere la Francia in televisione.

E’ vero che la Francia è cambiata. Come il mondo, che è diventato uno. E’ vero che la Francia oggi non è solo la Francia. Quella di Barrès (scrittore e politico di spicco del nazionalismo francese NdT) e anche di Péguy (scrittore francese di fine ‘800, dal pensiero controverso NdT) è sopravvissuta. Oggi la Francia è multipla, multicolore. Da dove il successo fenomenale del film Qu’est-ce u’on a fait au bon Dieu ? (Non sposate le mie figlie! uscito in Italia a febbraio 2014 NdT), dodici milioni e duecentomila ingresso al box office in Francia. L’avete visto?

Miei amici, miei fratelli, rassicurate gli innamorati della nazione: i vostri figli continueranno a leggere Hugo, Baudelaire e Camus. Voi non potrete ciononostante garantire loro che lo faranno senza accento. Il nazionalismo, l’isolazionismo, monta in Francia come in tutta Europa. A quando la rivoluzione nazionale?

Come, miei amici, miei fratelli combattere questo odio della differenza? Visualizzandola.

D’altronde, se noi fossimo tutti uguali, la vita non avrebbe senso, e nemmeno questo libro… E’ perché la Francia è costellata di comunità, tradizioni, memorie particolari, così come il più bel giardino si distingue per la ricchezza e la diversità delle sue piante, che il mio richiamo alla riconciliazione si giustifica.

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Riconciliatevi! [5 – continua]

(trad. R. Cavallo)

 

Attenzione: alcuni dicono che i musulmani sono portatori di un nuovo antisemitismo. Coloro che seguono da vicino i social network hanno delle ragioni per crederlo. Ma cosa ha di nuovo questo antigiudaismo che ci sputano in faccia i nostri schermi dei computer o quelli dei nostri smartphone?

I musulmani, essendo loro stessi semiti, non potrebbero essere essere antisemiti, ma antiebrei.

Pertanto non hanno teorici dell’antigiudaismo come Gobineau, Maurras o Bloy, non hanno argomentazioni elaborati da un Apion – il grammatico greco che attaccò gli ebrei nel 1° secolo. Non hanno nemmeno teologi che si vogliono differenziare dall’ebraismo da cui sono nati.

Per attaccarsi agli ebrei, sono stati obbligati di prendere a prestito il discorso antisemita a loro portata, quello che l’Europa ha elaborato da secoli. Il più vile, il più scemo.

Oh, voi che avete paura!

Voi vi chiedete se questo nuovo antisemitismo è pericoloso. Si, perché ci sono degli adepti. Potrebbe esserlo di più se, per ragioni di circostanze economiche o politiche, facesse riunione con l’antico.

L’estrema destra, in Francia in particolare, e in Europa in generale, si è distinta, da sempre, per il suo odio verso gli ebrei, simboli, secondo lei, dei soldi e dei legami con l’estero. Attraverso i secoli, l’ebreo è dunque diventato il perfetto capro espiatorio, mille volte sperimentato in periodo di crisi. Ora, in Francia, Marine le Pen ha compreso che questa avversione allo sguardo degli ebrei le impediva di aprirsi ai voti della destra liberale benpensante, per la quale, come diceva Hannah Arendt, non era più di moda conservare l’antisemitismo nei salotti di Sanit-Germain-des-Prés. Lei ha dunque cambiato il corso tenuto per così tanto tempo da suo padre.

Ma sì, il mondo va avanti e la crisi è qui.Bisogna designare un responsabile al popolo in collera. Dei responsabili. L’estrema destra francese ha tentato l’islam… e… non ha funzionato. Perché? Forse perché anche in quel caso mancava una tradizione. La generazione della guerra d’Algeria per la quale l’arabo incarnava il male è passata. E, anche se i musulmani di Francia non sono tutti in odore di santità, sono troppo numerosi perché i razzisti si attacchino impunemente ad essi.

Immaginiamo.

La crisi si aggrava, L’antico e il nuovo antisemitismo si ritrovano allo stesso tempo nella strada. Questo non rappresenterebbe un pericolo solo per gli ebrei: farebbe saltare le fondazioni stesse della Repubblica.

Il tempo stringe! Musulmani, Ebrei, amici, fratelli, riconciliatevi!

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Riconciliatevi! [4 – continua]

La Francia scopre gli Arabi islamici verso l’inizio dell’VIII° secolo, all’epoca delle loro prime conquiste. Nella regione di Tolosa, inizialmente, poi in Settimania (antico nome dell’attuale regione Languedoc-Roussillon. NdT), dove si installarono per mezzo secolo (711-759). La battaglia che tutto il mondo conosce e che ostacola parzialmente la progressione dei musulmani in Francia è quella di Poitier, nel 732. E’ lì che Carlo Martello, futuro nonno di Carlo Magno, ha vinto la guerra contro il califfo Abd al-Rahman. Ciò non impedirà Carlo Magno di cercare più tardi un accordo con l’Islam. Per preservare i cristiani di Oriente e il Santo Sepolcro di Gerusalemme, principalmente.

Carlo Magno invia dunque, nel 797, presso Haroun ar-Rachid, il grande Califfo di Bagdad (786-809), un’ambasciata guidata dall’ebreo Isaac d’Arsella. Costui ritorna, cinque anni più tardi, con gli accordi firmati e, come regalo per l’Imperatore, un elefante bianco d’Asia. Il primo elefante d’Europa.

E’ con la colonizzazione del Magreb nel XiX° secolo che appaiono le comunità musulmane di Francia. Ma la prima moschea non è costruita che dopo la prima guerra mondiale, per rendere omaggio ai settantamila morti di confessione musulmana che hanno combattuto per la Francia. Diventati cittadini francesi a partire dal 1947, i musulmani algerini si installano numerosi nelle metropoli, con gli stessi diritti dei Baschi e dei Corsi.

E voi, fratelli ebrei.

I vostri antenati sono arrivati in Francia all’epoca romana. Erano gli individui dei re, prima che i Normanni diventassero francesi.

Si installarono a Parigi sedici secoli fa. La sinagoga descritta da Gregorio di Tours si erigeva più o meno sull’attuale sagrato di Notre Dame. Il cortile della Juiverie, il quartiere degli ebrei (Juifs in francese. NdT) prima della loro espulsione e confisca dei loro beni da parte di Filippo Augusto nel 1182, occupava lo spazio che fu della stazione della Bastiglia prima che cedesse il posto alla recente Opera. Nel medioevo, la rue de l’Harpe (via dell’Arpa) si chiamava via dell’Harpe-Juive (dell’Arpa ebrea). Sotto Saint Louis, il famoso rabbino Yehiel di Parigi vi aveva stabilito la sua yeshiva (scuola ebrea di studi talmudici).

Infine, sapete, miei amici, miei fratelli, che sulla facciata della più prestigiosa cattedrale di Francia, e senza dubbio perfino del mondo, Notre Dame di Parigi, figurano ventotto statue all’effigie dei ventotto re d’Israele?

E’ vero che gli ebrei non furono emancipati che il 27 settembre 1791, dopo la rivoluzione francese.

Prima della seconda guerra mondiale erano circa trecentomila.

Dal 1942 al 1944 un terzo fu deportato, cosa che non sarebbe potuta accadere senza l’appoggio della milizia francese. Due terzi ciononostante sono sopravvissuti grazie al sostegno della popolazione, di coloro, uomini e donne, che hanno, spesso a rischio dello loro stessa vita, teso la mano agli ebrei: i Giusti.

Con la decolonizzazione e l’indipendenza dell’Algeria, dal 1948 al 1975, gli ebrei del Magreb, spinti da ragioni di sicurezza o economiche, arrivarono numerosi in Francia, facendo così triplicare la popolazione ebraica. Cifra alla quale si aggiunse l’immigrazione di qualche sopravvissuto dell’Europa centrale. E’ così che si stima oggi la comunità ebraica francese tra seicento e settecentomila individui.

Ora che condividete lo stesso destino, quello della Francia, musulmani ed ebrei, amici e fratelli, riconciliatevi!

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Riconciliatevi! [3 – continua]

(trad. R. Cavallo)

Dico.

Amico musulmano.

Tu ti chiedi perché un ebreo come me si interessa alla vita di Khadija, la prima moglie di Maometto, o a quella di Fatima, sua figlia, o ancora a quella di Aicha, la sua amante.

Tu ti chiedi se io sia abilitato a dar vita ai personaggi chiave di una religione che non è la mia? Di toccare ciò che ti parrebbe più sacro?

Un giorno, alla Fnac, dopo una conferenza su Khadijah, alcune persone persone mi hanno sporto i loro volumi perché io li dedicassi.

“Quale è il suo nome? ho chiesto alla prima – Khadija, ha risposto la giovane donna”.

Lei mi ha raccontato che i suoi genitori le avevano dato, laggiù, in Algeria, il nome della prima moglie del profeta.

“Ora, mi ha detto, grazie a voi, conoscerò la sua vita”.

Questa semplice osservazione, che ho sentito in seguito più volte, in Marocco ad esempio, dove sono andato a presentare il mio libro, giustifica da sola il mio approccio.

Dico.

Fratello ebreo.

E’ vero che nessuno, né tu né altri, mi ha rimproverato direttamente questa deviazione verso la religione musulmana, ma molti non mi hanno seguito finora in questa avventura. Era pertanto un’occasione per capire meglio l’altro, quello di fronte. Amico o nemico secondo le circostanze. Io contavo sul tuo amore leggendario del sapere. E sul tuo attaccamento al Libro.

Ma tu sei come tutti gli umani. La paura dell’altro ti acceca. “Tu amerai il tuo prossimo”, dicono le Scritture. Difficile, vero, quando si tratta di qualcuno che non è della nostra famiglia? Gesù ci ordina perfino di amare il nostro nemico. Esagera. Freud riconosce, in Il disagio della civiltà, di averci provato, ma di non esserci riuscito. E io, pazzo, vorrei tanto che voi vi deste la mano.

Almeno… che voi vi riconciliate.

Oh, miei amici, miei fratelli.

Io so che voi siete tutti oggi i figlie della Repubblica. Ma io so anche che la vostra storia in Francia non è identica. State tranquilli. Quella dei Bretoni e degli Alsaziani nemmeno. Ognuno di noi viene da qualche parte. Importante sapere da dove. Ho sempre detto che colui che non sa da dove viene non sa dove va. […]

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Riconciliatevi [2 – continua]

(trad. R. Cavallo)

Dico.

Mio fratello, mio vicino, mio amico.

Vivrai così nell’odio ancora tanto a lungo?

Adesso, alcuni dei miei fratelli ebrei partono. E’ loro diritto. Quelli che restano, immagino, stanno bene in Francia. Tutti come voi, musulmani. Nel nostro Paese, voi abitate spesso la stessa via, lo stesso quartiere. I vostri bambini frequentano la stessa scuola. E perché loro non rischino per il loro futuro a causa dell’odio dei loro genitori: riconciliatevi!

Ebrei, musulmani.

Voi vi chiedete se io sono in una posizione migliore per chiamarvi alla riconciliazione?

Nato a Varsavia appena prima della seconda guerra mondiale, durante la quale l’odio ha portato via la vita di quasi cinquanta milioni di uomini, donne e bambini come voi e me, io so a che cosa un solo insulto, un solo atto di violenza può portare. E la storia non ha finito di ricordarcelo. Così, dalla mia infanzia, io mi tengo sul chi-va-là. Io sono diventato un intermediario, una passerella tra gli uomini che si detestano pur essendo condannati a vivere uno accanto all’altro. Io ho provato di instillare loro il gusto del “vivere in pace”.

Il destino ha voluto che io incontrassi l’islam molto presto, all’età di cinque anni. Fu in Asia centrale, dove, dopo una nostra fuga davanti ai nazisti verso la Russia, Stalin ci spedì.

Un giorno, in Kazakistan, la pancia gonfia dalla fame, io respiravo gli odori del vecchio mercato d’Almaty. L’infelicità si legge sul viso? Un kazako mi ha sporto un biscotto di grano appena fatto, una lepiochka. Questo gesto mi ha riconciliato con la vita. E con l’umanità.

Io ho passato il resto della mia infanzia in Uzbekistan, dove mio padre aveva trovato lavoro. Piccolo ladro a Kokand, nella valle di Ferghana, fui, fino all’età di dieci anni, cullato dalle canzoni yiddish e per i richiami del muezzin.

La battaglia per la pace in Medio-Oriente, anni dopo, mi ha fatto riprendere contatto con la lingua, la cultura e gli odori che non mi avevano mai lasciato. In poco, cominciando la scrittura della mia trilogia consacrata alle donne dell’islam, mi sono tuffato nella sorgente di questa terza religione monoteista, nell’ordine di apparizione.

Certo, il giudaismo fa parte della mia memoria. E’ il rosebud, questa ultima parola che pronuncia il Citizen Kane nel film di Orson Wells. Ma anche l’islan ne fa parte. Quanto al cristianesimo, ritorna costantemente a me, a colpi di campana attraverso una moltitudine di libri. Ah, il Genio del cristianesimo, di Chateaubriand, che ho letto arrivando in Francia! Senza contare la mia amicizia con il papa Giovanni Paolo II!

Alla fine, sono un laico, figlio di tre monoteismi. Come potrei io detestare coloro che marciano sul mio stesso cammino? Una cosa è sicura, è che noi ci ritroviamo tutti alla cima di una stessa montagna, quella che chiamiamo vita.  Oh come vorrei che questo orizzonte sia desiderato da tutti.

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