Riconciliatevi [2 – continua]

(trad. R. Cavallo)

Dico.

Mio fratello, mio vicino, mio amico.

Vivrai così nell’odio ancora tanto a lungo?

Adesso, alcuni dei miei fratelli ebrei partono. E’ loro diritto. Quelli che restano, immagino, stanno bene in Francia. Tutti come voi, musulmani. Nel nostro Paese, voi abitate spesso la stessa via, lo stesso quartiere. I vostri bambini frequentano la stessa scuola. E perché loro non rischino per il loro futuro a causa dell’odio dei loro genitori: riconciliatevi!

Ebrei, musulmani.

Voi vi chiedete se io sono in una posizione migliore per chiamarvi alla riconciliazione?

Nato a Varsavia appena prima della seconda guerra mondiale, durante la quale l’odio ha portato via la vita di quasi cinquanta milioni di uomini, donne e bambini come voi e me, io so a che cosa un solo insulto, un solo atto di violenza può portare. E la storia non ha finito di ricordarcelo. Così, dalla mia infanzia, io mi tengo sul chi-va-là. Io sono diventato un intermediario, una passerella tra gli uomini che si detestano pur essendo condannati a vivere uno accanto all’altro. Io ho provato di instillare loro il gusto del “vivere in pace”.

Il destino ha voluto che io incontrassi l’islam molto presto, all’età di cinque anni. Fu in Asia centrale, dove, dopo una nostra fuga davanti ai nazisti verso la Russia, Stalin ci spedì.

Un giorno, in Kazakistan, la pancia gonfia dalla fame, io respiravo gli odori del vecchio mercato d’Almaty. L’infelicità si legge sul viso? Un kazako mi ha sporto un biscotto di grano appena fatto, una lepiochka. Questo gesto mi ha riconciliato con la vita. E con l’umanità.

Io ho passato il resto della mia infanzia in Uzbekistan, dove mio padre aveva trovato lavoro. Piccolo ladro a Kokand, nella valle di Ferghana, fui, fino all’età di dieci anni, cullato dalle canzoni yiddish e per i richiami del muezzin.

La battaglia per la pace in Medio-Oriente, anni dopo, mi ha fatto riprendere contatto con la lingua, la cultura e gli odori che non mi avevano mai lasciato. In poco, cominciando la scrittura della mia trilogia consacrata alle donne dell’islam, mi sono tuffato nella sorgente di questa terza religione monoteista, nell’ordine di apparizione.

Certo, il giudaismo fa parte della mia memoria. E’ il rosebud, questa ultima parola che pronuncia il Citizen Kane nel film di Orson Wells. Ma anche l’islan ne fa parte. Quanto al cristianesimo, ritorna costantemente a me, a colpi di campana attraverso una moltitudine di libri. Ah, il Genio del cristianesimo, di Chateaubriand, che ho letto arrivando in Francia! Senza contare la mia amicizia con il papa Giovanni Paolo II!

Alla fine, sono un laico, figlio di tre monoteismi. Come potrei io detestare coloro che marciano sul mio stesso cammino? Una cosa è sicura, è che noi ci ritroviamo tutti alla cima di una stessa montagna, quella che chiamiamo vita.  Oh come vorrei che questo orizzonte sia desiderato da tutti.

[…]

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Riconciliatevi! di Marek Halter

è già stato tradotto in italiano da Francesco Bruno e pubblicato da Marsilio.

Io quando l’ho comprato nella libreria Al Kitab in avenue Bourguiba a Tunisi non lo sapevo, ma fin dalle prime righe mi sono detto che lo avrei tradotto una pagina per volta qui sul mio blog, per chi, dei miei amici di rete, avesse voglia di leggerlo, come lo stessimo leggendo insieme.

Non ho altro da aggiungere. Che tutto abbia inizio:

RICONCILIATEVI (trad. R. Cavallo)

Ebrei, cristiani, musulmani. Miei fratelli, miei amici, miei vicini.

Dico.

Fratello mio, vicino mio, amico mio.

Perché mi odi? Perché aver urlato “Morte agli Ebrei!”? Io ne sono uno, lo sai? Per affermarti? o perché laggiù, in Israele, altri Ebrei sono in guerra con i palestinesi di Gaza?

Sarebbe dunque per solidarietà. Ora, gli Ebrei d’Israele sono israeliani, e quelli di Francia sono francesi. Così come un musulmano di Francia non è un marocchino, un tunisino o un algerino, ma un francese. E’ di conseguenza assurdo credere che distruggendo un negozio di un Ebreo a Sarcelles (cittadina di 60mila abitanti, 20 km a nord di Parigi NdT) si aiuterebbe un palestinese a Gaza.

Ah, la solidarietà! Solidali, lo siamo tutti ad un certo momento. Ma la solidarietà è sempre dalla parte della giustizia? Come Camus aveva ragione! Sovente, tra la madre e la giustizia, è la madre che noi scegliamo.

Comunitario? E allora? Quando i protestanti americani solidarizzavano con i protestanti di Belfast nel corso di questa guerra fratricida con i cattolici che durò cent’anni, erano loro pertanto dei cattivi americani? SI sono loro attaccati agli americani cattolici dei loro stati?

Shakespeare fa dire a Giulio Cesare: “tutto ciò che si assomiglia non è identico”. In effetti, noi siamo tutti uguali, ma non siamo tutti allo stesso modo. E’ così: a ognuno la sua memoria. E fortunatamente. Senza questo, niente letteratura: un solo libro basterebbe.

Ma la differenza giustifica l’odio? Non dovrebbe al contrario suscitare la curiosità, l’interesse per l’altro?

Sarcelles, 20 luglio 2014: una città di sessantamila abitanti, il sindaco François Pupponi, seduto nel suo Comune come Abramo sotto la sua tenda, la porta aperta a qualsiasi persona. Loro sono numerosi e diversi, gli abitanti della sua città, a una mezz’ora di Parigi, ma loro vivono in pefetta intesa: Tamil, Turchi, Curdi, Pachistani, Cingalesi, Comoriani, Rumeni, copti, caldei, cristiani certo, ebrei, musulmani…

Ebrei e musulmani, ciascuno ha il suo quartiere. Tutti si incontrano, si incrociano, sulla piazza “du Souvenir-Français”, un nome predestinato, e sul mercato del viale Frédéric-Joliot-Curie.

Quella domenica, il 20 luglio 2014, una manifestazione por-palestinesi degenera… Eh sì… Quel giorno là io assisto a una sorta di pogrom, Il pogrom, derivato, come indica il suo nome dalla Russia zarista della quale la mia Polonia natale ha conosciuto le devastazioni, sbarca da noi, in Francia. Chi l’avrebbe creduto?

Ho voglia di urlare “Svegliatevi!”. A quelli che non conoscono le Scritture, ho voglia di citare il Profeta: “Colui che saccheggia o usurpa o incita al saccheggio non è considerato come uno dei nostri”.

Ora, dopo qualche mese, niente è più così. Le persone si parlano, ma con diffidenza. Si incrociano gli sguardi pieni di ostilità.  […]

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Le città si biodegradano

Si fa un gran parlare di misure contro lo smog nelle città.

Assisto da anni a convegni nei quali si proiettano statistiche sull’aumento implacabile della popolazione nelle città.

Leggo articoli e saggi sull’abbandono delle campagne e delle montagne.

Tutto come se fosse un ineluttabile destino.

Come se noi non potessimo cambiare nulla di fronte ad una forza maggiore.

Non è così. La Natura ha altre regole: proviamo a capirle e seguirle.

L’ho raccontato a mio modo in un breve saggio contenuto nel libro “Made in Italy aree. Food & sharing economy” curato da Maurizio Guandalini e edito da Mondadori.

Ai miei lettori regalo il mio capitolo con la speranza che possa contribuire a cambiare punto di osservazione, cliccate sul link sottostante per la lettura gratuita:

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Non contempliamo più il volo degli uccelli

Non contempliamo più il volo degli uccelli.
Non interpretiamo più il desiderio della Natura.
 
e così…
 
Non sono auguri i bambini nigeriani imbottiti di esplosivo
Non sono auguri i kamikaze afgani saltati in aria contro una pattuglia USA
Non sono auguri i risparmiatori truffati dalle banche italiane
Non sono auguri i presunti grandi del calcio pagati per nascondere
Non sono auguri i siriani in fuga dalla guerra
Non sono auguri i bambini africani adagiati in fondo al Mediterraneo
 
Perché se lo fossero, anche solo un po’, non avremmo bisogno di interpreti per capire che la volontà non è di altri se non di noi stessi.
Natale 2015 – Capodanno 2016
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Nutrire la terra contro il deserto

è il titolo di un bellissimo reportage di Matteo De Fazio di Radio Beckwith sul progetto curato da Aica con il supporto della cooperativa Erica in Tunisia a Degache.

Progetto finanziato dall’otto per mille della chiesa Valdese.

Buona lettura

http://report.ottopermillevaldese.org/nutrire-la-terra-contro-il-deserto/

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Scala Mercalli

Luca Mercalli ha portato in prima serata l’ecologia e i temi collegati.

Non è il primo a farlo, ma ha espresso una sua originalità.

Lo ha fatto a modo suo.

Un modo che a me personalmente piace: schietto, diretto, scientifico, a tratti toccante e scioccante.

Luca Mercalli: agitatore di coscienze; ne abbiamo bisogno, come un bicchiere di acqua fresca con un po’ di limone nel torpore di una calda giornata d’estate in piena digestione.

Chi volesse vedere la puntata alla quale ho partecipato anche io  può farlo a questo indirizzo: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6b29fc51-47cf-4b4d-8baa-61bebaec999a.html

 

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I Rifiuti? Non esistono!

ho provato a scrivere una recensione dell’ultimo libro di Marco Boschini e Ezio Orzes.

La trovate completa su www.envi.info

Quando diciotto anni fa, da assessore del Comune di Alba, introdussi, primo comune in Piemonte, la raccolta differenziata cosiddetta porta a porta anche dell’umido, amici del settore come Enzo Favoino mi avvertirono che non ne sarei rimasto indenne. Che la passione mi avrebbe travolto. Che di rifiuti avrei continuato ad occuparmene.
Così è accaduto ed oggi con i colleghi della cooperativa ERICA cerco di guadagnarmi il pane.

La stessa cosa è accaduta a tanti amministratori.
Marco Boschini ed Ezio Orzes ne sono l’esempio più virtuoso.
Sono i testimoni di questa passione che ti avvolge e trascina.
Credo che sia un po’ come quei medici che non riescono a stare lontano dalle popolazione fortemente colpite dall’ebola o dal virus HIV, venuti a contatto hanno una sola missione, debellare il virus.

Marco e Ezio nel loro “I rifiuti? Non esistono!” edito da emi, nella collana infralibro, evidenziano questa missione: debellare il virus dei rifiuti.

[…] continua su envi.info

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