Riconciliatevi! [7 – continua]

(trad. R. Cavallo)

Miei amici, miei fratelli.

Noi siamo i recipienti pieni di una storia di cui ignoriamo quasi tutto. Quattordici secoli fa l’incontro tra l’islam nascente e il giudaismo, il primo dei monoteismi, incomincia con un malinteso.

Il profeta Maometto ha sempre sentito parlare degli ebrei. Ne ha anche conosciuto qualcuno nel corso dei viaggi in Siria e in Palestina con le carovane di sua moglie Khadijah. E al mercato annuale di La Mecca.

Quattordici tribù ebree vivevano allora nella penisola araba. Si attribuisce loro l’introduzione nella regione dell’agricoltura, dell’irrigazione, della coltivazione dei datteri e della vigna, della raccolta del miele, della tessitura delle stoffe, del lavoro di oreficeria e della metallurgia. Maometto si sentiva molto vicino a loro. E quando è stato perseguitato dai politeisti a La Mecca, sua città natale, è a loro che ha chiesto protezione.

Conoscete le Scritture? E’ Maometto che parla: “Discutete con la gente del Libro nel modo più cortese. – Tranne con coloro tra essi che sono ingiusti”.

Dite “noi crediamo a colui che è disceso verso di noi e a colui che è disceso verso di voi. Il nostro Dio che è il vostro Dio è unico e noi gli siamo sottomessi” (XXIX, 45-46).

Essendo scappato per miracolo a un complotto nel 622, Maometto si rifugiò con i suoi adepti a Yatrib, futura Medina. Città abitata in maggioranza da ebrei. Là si fermò davanti alla casa di uno di loro, il rabbino Ubadia Ben Shalom, della tribù dei Banu Qaynuqa, che diventerà più tardi Abdullah ibn Salam. Ed è con il suo aiuto che Maometto redigerà un testo che chiamiamo “Costituzione di Medina”, conosciuta con il nome di Sahifa. Questo patto definisce le relazioni tra gli immigrati musulmani de La Mecca, le comunità arabe tribali di Yatrib e gli ebrei che, insieme, formano una sola nazione, Oumma, i cui membri si devono aiuto e solidarietà, pur professando religioni diverse: “gli ebrei hanno la loro religione e i musulmani la loro”.

Sapete che il Profeta, persuaso che gli ebrei lo avrebbero seguito, riconoscendo così la continuità tra i loro profeti e il messaggero dell’islam, fece di tutto per sedurli? Egli introdusse tra i mori musulmani la circoncisione, le regole alimentari (Casherut, halal), il digiuno annuale del Kippur (Ashura), il giorno di riposo il sabato (shabbat)  e l’orientamento della preghiera (qibla) verso Gerusalemme.

Gli ebrei, loro, hanno visto di buon occhio l’arrivo di Maometto. Erano persuasi che la prossimità delle loro rispettive fedi avrebbe incitato i partigiani dell’islam a raggiungere l’ebraismo, rinforzando così la loro presenza in Arabia. Il profeta non diceva forse: “Oh, gente del Libro! Voi non vi appoggerete su nulla di solido fintanto che non osserverete la Torah e i Vangeli” (V, 68)?

Il malinteso durò fino al 624, data della battaglia di Badr. Dopo la sua vittoria sugli abitanti di La Mecca, Maometto accusò gli Ebrei  di aver fatto comunella con gli idolatri e attaccò allo stesso tempo più tribù ebree. Sull’onda degli eventi, decise di rimpiazzare Gerusalemme con La Mecca per l’orientamento della preghiera, istituti il digiuno del ramadan al posto del Kippur e anticipò al venerdì il giorno di shabbat.

Questo lungo fidanzamento tra ebrei e musulmani non è dunque stato coronato con un matrimonio. Peggio, la diffidenza reciproca suscitò dispute e conflitti, spesso armati.

Dopo la sua vittoria sugli ebrei di Medina, Maometto decise di “spedire” la tribù più pacifica, quella di Banu Qaynuqa, in Giudea. Maometto sionista? Fervente ammiratore di Mosé, “Mûsâ”, che lui considerava come suo fratello, e fedele messaggero di Dio, Maometto sembrò mettere un punto d’onore nel rispettare la promessa fatta da Allah a Mosé di dare questa terra promessa al popolo ebraico.

[…]

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